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Ospitalità Sostenibile – Sustainable Hospitaltiy

Se 500 ore vi sembran poche!

non c’èra certo bisogno di una ricerca ma, a volte, mettere i numeri nero su bianco aiuta a stigmatizzare fenomeni e abitudini che sembra difficle o impossibile superare.
Se un mese fa ho eletto la bicicletta a mezzo principale di trasporto in città non c’è solo una ragione di rispetto dell’ambiente o uno stile di vita bohemienne.
Come tutti gli automiobilisiti non sopportavo il peso ed i costi della gestione di un’autovettura. Oltre a quelli monetari e amministrativi, sopratutto i costi in termini di stress.

Una recente ricerca dell’ACI ribadisce per l’ennesima volta quello che orami è banalmente evidente. L’auto ruba la vita.

Quaranta miliardi di euro l’anno: è quanto costa agli automobilisti italiani il traffico. Il tempo perso in città, imbottigliati in macchina si paga caro secondo un’indagine dell’Aci che in quattro città campione (Roma, Milano, Torino e Genova) ha studiato a lungo i dati raccolti da vetture attrezzate con dispositivi di localizzazione GPS. Il quadro che emerge è preoccupante perché alla fine si scopre che romani e milanesi passano più di 500 ore l’anno in macchina. E che per loro lo spostamento medio, in città, dura circa 60 minuti, per la metà persi ovviamente in code e rallentamenti.

600 ore (se si calcola una giornata di 16 ore di veglia) significa 1 mese di vita ogni anno speso in macchina nel traffico.

Il bello della ricerca dell’Aci è la soluzione proposta.

gestire meglio le informazioni di infomobilità urbana. Secondo l’Aci infatti un sistema del genere ben oliato consentirebbe una riduzione “fino al 40% dei livelli di congestione, valorizzabile in 16 miliardi di euro”.

E’ stata quindi messa a punto una centrale informativa per veicolare le informazioni sul traffico con controlli elettronici in tempo reale bla bla bla…

Insomma ad un problema complesso si risponde aumentando la complessità.
Ad una tecnologia obsoleta e mortifera si sostiusce altra tecnologia che se non obsoleta impone sforzi organizzativi esagerati senza in realtà affrontare il problema. Ad inquinare ed ingolfare le città non è la scarsa conoscenza delle strade per arrivare al lavoro ma la macchina. il suo combustibile, le sue dimensioni.

Ad uno stile di vita che per un secolo è stato incarnato nel simbolo dell’Auto si sotituisce uno stile di vita incentrato sulla comuniacazione. Gadget, terminali mobili. Alle autostrade di asfalto si sostiuiscono le autostrade informatiche.

Inutile propaganda.

Siamo sicuri che il problema del traffico sia poi davvero così complesso?

A me sembra più semplice di quanto appaia.

Stiamo vivendo la crisi economica e finanziari a più grossa della storia industriale e allo stesso tempo abbiamo una straordinaria occasione per cambiare stile di vita e innescare circoli virtuosi per l’ambiente e la qualità della vita.

La spesa pubblica è senz’altro uno degli strumenti utili a riavviare l’economia. Spesa in infrastrutture e servizi che davvero servono alla qualità della vita.

non lo dico io ma J.M Keynes, forse il più grande economista della storia.

E allora, potenziare il trasporto pubblico, costruire infrastrutture che incentivino la mobilità sostenibile (piste ciclabili, ferrovie locali e leggere) favorire car sharing, car pooling, questo si con l’aiuto di piattaforme tecnologiche e social networks, sono tutte soluzioni che porterebbero sviluppo, riavvierebbero la domanda interna, risveglierebbero l’occupazione, permetteerebbero enormi risparmi in termini ambientali, assicurativi, sanitari. Il comparto delle asssicurazioni intanto si è suicidato da solo giocando alla finanza creativa.

Anche il ritorno al trasporto equino sarebbe meglio delle soluzioni proposte.

E invece si pensa al salvataggio dell’industria dell’auto, delle banche.
Investire miliardi di euro per mantenere in piedi un mercato giunto ormai al collasso invece di avviare un programma di riconversione del’industria, puntando su turismo sostenibile, mobilità sostenibile che imporrebbe, certo, sacrifici a operai e impiegati destinati alla cassa integraizone e al licenziamento poi ma gli fornirebbe probabilmente una speranza di futuro.

Conservare un posto di lavoro alla Fiat o alla Chrysler è impossible perchè l’auto privata, la mobilità privata così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi non ha futuro.


1 Comment »

  Daniele wrote @

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